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Angelo Inverardi era un uomo che, con la sua cara moglie Giuliana, sapeva trasmettere la propria passione “a pelle”. Ne trasudava letteralmente, e di quella passione per il cinema glien’è rimasta fino a quando ha esalato l’ultimo respiro.
Fin dai tempi del mitico Lux, dove adesso sorge la videoteca Inverardi, in quella mitica e mitologica sala “di là della statale”, con lo schermo lungo 16 metri e i giovedì sera dedicati al cinema a luci rosse, Angelo aveva fatto del “cinema di Vestone” un’istituzione imprescindibile, con le sue peculiarità e la sua storia, in grado di attirare pubblico da tutta la media-alta valle.
Lo spostamento da “di là della statale” a “di qua”, nell'auditorium comunale adiacente alla biblioteca, è avvenuto a inizio anni ’90, segnando di fatto una piccola rivoluzione nella storia del cinema valsabbino: nel mercato distributivo monopolizzato dalle sale parrocchiali e (peggio ancora) dalle multisala, a Vestone un privato creava il cinema in un ambiente pubblico. Questo fa sì che ancora oggi l’indipendenza, la laicità e la non-appartenenza ad alcun circuito siano le peculiarità alla base del cinema vestonese.

Dopo la morte di Angelo, che per uno scherzo del destino è coincisa con la morte della distribuzione su pellicola, l’auditorium vestonese è diventato un luogo freddo, vuoto, solitario e malinconico.
Non per questo gli amministratori pubblici non hanno mai smesso di credere che «l’unico teatro comunale da Vobarno in su» meritasse le dovute attenzioni per restare un luogo competitivo.
Quattrocento sono le migliaia di euro spese nell'ultimo decennio per aggiornare, ammodernare, mettere in sicurezza e rendere fruibili i due piani su cui si sviluppano i 250 posti a sedere del Mario Rigoni Stern: servizi igienici nuovi e senza barriere architettoniche; accesso all'auditorium tramite ascensore; pavimentazione a norma; controsoffitto e pareti in grado di dare sicurezza, luminosità e risparmio energetico; rifacimento delle scale di accesso alla galleria; poltroncine nuove e ignifughe; impianto elettrico nuovo; e per ultimo i centoventi mila euro spesi nel 2015/2016 per il proiettore, l’impianto audio e i nuovi tendaggi.

Angelo sapeva essere tanto dolce nel parlare dei film che proponeva e nello staccare i tagliandini dal blocchetto dei biglietti, quanto sapeva essere stentoreo, severo e spietato con chi non si comportava bene.
Io ero uno di quei ragazzini che usava il cinema per sopperire alla propria voglia di film, ma io faccio parte di quelle generazioni per le quali “il cine” era comunque un luogo di ritrovo, di aggregazione, un punto fisso come lo potevano essere la scuola e l’oratorio. Quindi mi comportavo tendenzialmente bene, anche se qualche volta mi univo al Commando che attuava la tattica del «uno di noi paga, sale in galleria, apre la porta di sicurezza e fa entrare gli altri». Questo, più che essere un modo per scroccare la visione di un film, era diventato quasi un rito, un gioco al quale sapevamo che avremmo perso ogni volta “grazie” alla solerzia di Angelo e del suo braccio destro, il mitico proiezionista Sergio.

Sono questi i personaggi che hanno seminato in me il germe della frequentazione del cinema. Oggi quella semina è diventata una messe di dimensioni spropositate, forse la parte della vita a cui dedico davvero la maggior parte del mio tempo tra studi, visioni, chiacchierate.
E nel settembre del 2016, di ritorno dalle mie scorribande lavorative nei vari festival cinematografici, dove passione e soddisfazione sono sempre in misura nettamente maggiore rispetto al reale guadagno economico che ne deriva, decisi di presentare il mio progetto all'amministrazione comunale di Vestone, che per il suo “cinemino” fino a quel momento aveva usato molti fondi regionali senza però trovare un reale interesse da parte di qualche privato che volesse appaltare la sala.

Il discorso fu subito chiaro: nessuna logica di profitto, nessuna divagazione nell'aspetto puramente commerciale dell’offerta filmica, ampio spazio a film di interesse e di livello culturale, attuazione di iniziative che potessero fare del Cinema di Vestone un luogo non solo ameno, ma anche foriero di passioni, di proposte, di incontri e di peculiarità che lo rendono unico.
Oggi la nostra programmazione copre una gamma ampissima, dai film animati fino a lavori più autoriali e “di nicchia”, con proiezioni in versione originale e incontri con registi che hanno partecipato a festival internazionali, oltre a un piccolo team di critici cinematografici giovani che presentano ogni film proiettato: questi e altri ancora sono gli elementi che ci rendono unici,
nel tentativo di avvicinare il pubblico agli autori e alla critica (insomma: a chi lavora per/con il cinema), che fanno del nostro lavoro un curioso caso di sana e innovativa indipendenza in grado di riunire in sala famiglie, anziani, ragazzi, spettatori solitari e gruppi di amici. Sperando che tra i ragazzini di oggi, che si stanno (ri)abituando a frequentare la nostra sala, ci possano essere futuri critici, futuri registi o, meglio ancora, futuri appassionati di cinema, in grado di perpetuare quel legame tra pubblico e grande schermo, proprio come accadeva “ai tempi di Angelo”, proprio come è accaduto tra lui e qualunque cinema possa avergli fatto nascere quell'amore eterno.
Nicola “Nimi” Cargnoni