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La bella e la bestia

La bella e la Bestia

La celebre fiaba La Bella e la Bestia torna sul grande schermo in una nuova rivisitazione live-action dell'indimenticabile classico d'animazione Disney del 1991. La storia racconta il fantastico viaggio di Belle, giovane donna brillante, bellissima e dallo spirito indipendente che viene fatta prigioniera dalla Bestia e costretta a vivere nel suo castello. Nonostante le proprie paure, Belle farà amicizia con la servitù incantata e imparerà a guardare oltre le orrende apparenze della Bestia scoprendo l'anima gentile del Principe che si cela dentro di lui.

(tratto da comingsoon.it)

Date: 
02 Apr 2017 15:00
02 Apr 2017 21:00
03 Apr 2017 16:30
03 Apr 2017 21:00
08 Apr 2017 21:00
09 Apr 2017 15:00
09 Apr 2017 21:00
10 Apr 2017 16:30
10 Apr 2017 21:00
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Giù in piazza non c'è più nessuno - Film sulla strage di Brescia

Giù in piazza non c'è più nessuno - Film sulla strage di Brescia: incontro con il regista e dibattito.

Si chiama Giù in piazza non c'è più nessuno: è il film che Angelo Rossetti, regista bresciano con una carriera trentennale in Rai e Mediaset, ha realizzato sulla strage di Piazza Loggia e il cui montaggio, sui cento minuti, è terminato in questi giorni.
Da cosa e come nasce questo film?
«Sono stato testimone attivo di una città in un tempo che ho voluto raccontare, con le moto Ktm parcheggiate davanti alla cremeria Rigoni affiancate dalle Vespe Primavera, gli occhiali Ray-Ban e le scarpe Barrows: simboli che una gioventù parallela alla mia _ quella della destra della Brescia bene _ sfoggiava con ostentazione. La potevi sfiorare, quella destra, ma, al tempo stesso, mi pareva di un'altra galassia».
C'è stato un prima e un dopo per quella destra?
«Quando è scoppiata la bomba, per molto tempo quegli spazi sono rimasti vuoti. Nell'immediatezza quei giovani di destra sparirono di colpo per un po', perché c'era per loro il pericolo reale di essere intercettati e randellati. Poi si è cercato di dimenticare, di sovrapporre, di stratificare».
Era in città quando scoppiò la bomba?
«Sì, e quando ho sentito lo scoppio ho cercato di raggiungere la piazza, ma ormai era transennata. Dopo i funerali, per settimane ho avuto nelle narici l'odore di decomposizione dei fiori che tutti gettavano per strada. Ho voluto raccontare una storia che non riguardasse solo la strage, ma tutta una città in un tempo preciso».
E'stata quindi anche una operazione catartica, in un certo senso?
«Ho sentito un bisogno quasi fisico di fare questa narrazione. Sono un regista, le storie sono il mio mestiere, e questa non potevo proprio fare a meno di raccontarla››.
C'è una nota dolente in tutto ciò?
«Eccome! I docufilm come il mio tutti li amano, ma poi nessuna rete televisiva è disposta a farne la produzione. Infatti, il film l'ho prodotto io, pagando di tasca mia tutti i collaboratori e tutti i mezzi tecnici, montaggio compreso, che non è voce da poco, oltre agli spostamenti anche fuori regione e quant'altro. Sono comunque fiducioso. Non posso pensare che questo film non interessi a un canale tematico come Rai storia››.
Qual è l'originalità del film?
«Ho cercato di utilizzare un linguaggio diverso, per far capire, tra le altre cose, che cosa fosse la destra giovanile bresciana di quel tempo: una gioventù, una realtà mai raccontata. Nei rari documentari precedenti questi ragazzi sono stranamente assenti, come del resto erano assenti i documentari sulla strage, al punto che in occasione del quarantennale, la Rai ha mandato in onda un film che riguardava piazza Fontana».
Un ricordo della Brescia di quegli anni?
«Fu una delle pochissime città italiane che nel referendum per il divorzio votò per la sua abrogazione. L'Msi era ben radicato sul territorio, con più di cento sezioni in tutta la provincia e un elettorato in costante crescita».
Che immagine riporta della città di quei giorni?
«Quella di un luogo dove alle otto di sera non incontravi nessuno in giro se non nel malfamato Carmine. Più che una città, un paesone di provincia. Ho cercato un filo conduttore che potesse restituirne il clima attraverso una narrazione che contenesse tutto, non solo la tragedia del 28 maggio».
Quale metodo ha usato per costruire il film?
«Ho intervistato tante persone che hanno portato la loro testimonianza, con narrazioni spesso in contrasto con quelle storico-processuali, ma se ne sono assunti tutti la responsabilità. Ringrazio Casa della Memoria per la documentazione messami a disposizione e i miei collaboratori che hanno creduto nel progetto. Ora mi auguro che il film abbia la visibilità che merita».
Intervista di Pino Casamassima tratta dal Corriere della Sera del 2 gennaio 2015

 

Date: 
19 Mag 2017 21:00
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